Sanremo serve. A chi?

Sanremo serve all’industria della televisione, innanzitutto, che fa il pienone di incassi.

Serve alla politica per distrarre la tensione della gente, una specie di ferragosto dilatato e fuori stagione, una cinquegiorni di decompressione sociale, sia che la politica venga attaccata dal comico di turno sia che venga completamente ignorata, come quest’anno. Sanremo resta un valvolone di sfiato.

E serve, sì.

Serve agli impresari pronti a vendere gli spettacoli dei big, così da coprire almeno una quarantina di date estive e magari, al contempo, sull’onda, a inserirci spettacoli minori a prezzi di saldo.

Sanremo serve, del resto, agli stessi big per sentirsi ancora tali e quindi piazzare concerti a prezzi sostenuti. Sebbene la prassi imponga a tutti di continuare a ripetere “mi ha chiamato e ho accettato di partecipare”, in realtà, nella maggior parte dei casi, le pressioni degli artisti per un posto a Sanremo altroché se sono forti.
Contrariamente a ciò che si vuol far passare, va detto che andare a Sanremo per un big vuol dire certificare la condizione di affanno professionale in cui versa. A Sanremo ci vai quando le cose vanno male e devi rilanciare la tua carriera a rischio di implosione. I grandi nomi della musica italiana hanno sempre snobbato Sanremo semplicemente perché non avevano bisogno di Sanremo.

Affermando questo concetto non si sta certo scoprendo l’acqua calda, ma nella confusione generale diventa un’esigenza irrinunciabile anche esprimere l’ovvio.

La verità è che l’unica categoria a cui Sanremo servirebbe davvero è quella dei “nessuno”, dei giovani.

Quelli che vorrebbero avere il privilegio di essere promossi o bocciati dal pubblico, non da chi a esso si sostituisce in nome di qualche ruolo affidatogli. Quei giovani, i più nominati da tutti ma, nella realtà, i più evitati; quelli che su 28 artisti in gara, loro sono solo 8; quelli che cambierebbero le cose se non fossero stati programmati per subire e adattarsi a ogni cosa; quelli a cui è stata disattivata la fantasia e attivata una sim.

Insomma, quelli che siccome vorremmo essere giovani come loro, gli abbiamo tolto il gioco del futuro.

E allora, caro giovane, domattina alzati e inizia a camminare una strada, la più deserta possibile, ma dove ti si possa vedere bene per essere raggiunto.

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