#CAMBIOARIA è ufficialmente online dal 17 maggio, il giorno in cui è stato pubblicato il primo singolo, “L’amour, l’amour” che puoi scaricare GRATIS alla pagina dei download.

“L’amour, l’amour” è l’adattamento metropolitano della celebre aria “L’amour est un oiseau rebelle” della Carmen di Bizet e quando ho iniziato a lavorarci, più di quindici anni fa, l’idea di unire a questo progetto musicale un progetto di comunicazione visiva che contenesse messaggi di denuncia sociale, era ancora molto lontana dai miei pensieri.

L’omofobia è tra le ingiustizie e le aberrazioni sociali che ho scelto di denunciare.
Non ho avuto alcun dubbio che il brano a supporto del video contro l’omofobia dovesse essere “L’amour, l’amour”, il cui testo originale recita ““l’amore è un uccello ribelle che nessuno può domare, men che meno le minacce o le preghiere” .

Potevo fare il solito video nel quale dipingere immagini di uguaglianza tra l’amore etero e l’amore omosessuale.
Potevo fare il solito video in cui proporre un gay pestato a sangue e bullizzato fino ad essere costretto al suicidio.
Potevo fare il solito video rappresentando la società, gli amici o le famiglie che non accettano o, peggio, discriminano gli omosessuali.

Ho scelto la via più estrema, a tratti irriverente, additando quella frangia clericale che si ostina ancora a definire gli omosessuali persone malate, che li discrimina privandoli perfino dei sacramenti.
Eppure è noto che anche all’interno delle istituzioni religiose ci sono sacerdoti di ogni ordine gerarchico che vivono in segreto gli stessi sentimenti, gli stessi istinti primordiali, le stesse frustrazioni di ogni essere umano.

E allora, la mia domanda è: com’è possibile che proprio le istituzioni religiose, quelle dalle quali sarebbe logico aspettarsi conforto e comprensione, siano le più severe nel giudicare i sentimenti di un essere umano?

Da questo pensiero e dai sentimenti che ne sono derivati ho deciso di denunciare l’omofobia con immagini forti, irriverenti, capaci quasi di suscitare lo stesso disgusto che provo io nei confronti della discriminazione di genere.

Qualcuno mi ha fatto notare che potevo evitare di mostrare il bacio tra due uomini.
A costoro rispondo che un bacio è un bacio come un occhio è un occhio.

Qualcun altro mi ha rimproverato la scelta di rappresentare un prete omosessuale.
Non tutti i preti sono omosessuali, ad alcuni piacciono anche le donne!
É risaputo che ci sono sacerdoti che hanno rinunciato all’abito e sciolto i voti per vivere un più che legittimo sentimento d’amore.
E se l’amore è legittimo, se capire di non poter mantenere fede ai voti presi è legittimo e umano, altrettanto umano e legittimo è amare una persona dello stesso sesso.
E questo può succedere indistintamente all’uomo comune e al sacerdote.

É giusto riconoscere e precisare che esistono, di contro, tantissimi sacerdoti e persone profondamente credenti, ben lontani da questa devianza discriminatoria, primo su tutti Papa Francesco che ha pronunciato la preziosa frase “Chi sono io per giudicare?”

A chi pensa che io sia stato irriverente, vorrei suggerire di smettere di guardare il dito ma cominciare a guardare la luna.
Ti assicuro che è molto più bella del dito.