pascal

Lo slogan che ho scelto per #CAMBIOARIA recita: “è una raccolta di arie liriche trasformate in canzoni pop cantate male”.

Così, tanto per mettere le mani avanti e prevenire i rigurgiti di chi potrebbe inorridire di fronte a tanta dissolutezza.

Questa idea ha radici nel lontano 1998 quando, guidando in notturna lungo la tangenziale di Bologna, mi venne l’idea di Acid Classic (in verso all’Acid jazz) come acidificazione del classico, un modo per certificare che in ogni cosa che ascoltiamo e suoniamo c’è l’impronta irremovibile della bellezza creata dai grandi compositori classici.
Un modo per trascinare le opere liriche fuori dai teatri e renderle “cantabili” da chiunque, da sotto la doccia in poi.

Iniziai a lavorare a quell’idea solo nel 2000, mettendo mano alla Carmen di Bizet, prima con grande imbarazzo poi godendo dell’ebrezza del gioco della sperimentazione.
Giocando giocando, mi resi conto che era inevitabile che a cantarle fosse un “non cantante” con tutti i suoi difetti, a significare proprio che l’opera è di tutti.
Dall’ebrezza del gioco passai alla sensazione del parto: per trasformarla, con un processo di acidificazione, era fondamentale prima capirla a fondo e solo dopo ri-generarla per vestirla con un nuovo abito musicale.
Alla fine del 2007 mi accorsi di aver trasformato otto arie liriche in otto canzoni pop cantate male.

Feci appello a tutto il mio coraggio e portai questo progetto, un po’ bestemmia e un po’ lode, a un discografico “elastico” che, dopo aver ascoltato, visibilmente spiazzato mi disse: “Il progetto è molto interessante, ma è talmente disallineato che non saprei davvero come lavorarlo”.

Disallinearmi dalle produzioni omologate alle richieste del mercato è il modus operandi che ho scelto da tempo e di cui non mi pento pur con tutte le contraddizioni e le difficoltà che ne derivano.

Con l’arrivo di altri progetti artistici dagli sviluppi più immediati, parcheggiai il progetto Acid Classic in un cassetto lasciato semi-aperto.
Nel cassetto non parcheggiai il titolo “Acid Classic” e lo feci diventare il mio marchio di bottega musicale, il contenitore all’interno del quale raccogliere tutti i miei progetti che avevano e hanno un denominatore comune: il disallineamento.

Intanto internet, i social media e la musica liquida iniziavano a sovvertire le dinamiche del mercato musicale spingendo l’artista a inventarsi discografico di sè stesso.
Non c’erano più scuse, ero consapevole che, grazie ai nuovi strumenti digitali, potevo tirare fuori dal cassetto la mia idea.

La decisione ufficiale, tuttavia, è arrivata solo nel 2016 e, rimettendoci mano, mi sono reso conto che non potevo più chiamarlo Acid Classic.

E allora ho fatto il discografico di me stesso.
Ho ripreso il progetto, l’ho analizzato in tutte le sue sfumature giungendo alla conclusione che era rimasto nel cassetto tutto quel tempo perchè non ero sufficientemente maturo per dargli un significato degno delle opere violate:

  • tradurre in un esperimento concreto e tangibile le esortazioni che ho sempre fatto ai giovani artisti: sperimentare senza paura di disobbedire alle regole del mercato;
  • usare la musica per realizzare videoclip che, contrari alla logica del “faccio il video per mettere il brano su youtube”, possano diventare l’occasione per scuotere il pensiero di chi guarda e ascolta;
  • produrre per la prima volta un progetto interamente realizzato, eseguito e cantato da me che non sono un cantante. Seguendo tutta la produzione artistica dall’inizio alla fine ho cercato di mettere in pratica i consigli che in tanti anni ho dato agli artisti che sono passati nel mio studio di registrazione. Il primo che ho verificato sulla mia pelle è che da soli è praticamente impossibile lavorare: il confronto è la base irrinunciabile di ogni evento creativo.

La sintesi perfetta per dare un nome a questo progetto poteva essere solo #CAMBIOARIA

  • #CAMBIOARIA perchè profano le arie liriche
  • #CAMBIOARIA perchè le produzioni le ho sempre fatte per gli altri e non per me
  • #CAMBIOARIA perchè il vento del cambiamento è più forte di noi
  • #CAMBIOARIA perchè vado contro le regole del mercato:  i brani li regalo con il download gratuito, non mi interessano i centesimi dello stream o i pochi euro del download.

Mi interessa che la mia musica arrivi a chi la desidera e che, guardando i video, si possa restituire alla musica la capacità di stimolare i cambiamenti sociali.

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