“… e io lì solo, ci pensi, da solo a guardare le stelle? Ma che andassero a cagare!”.

Nessuna religione è stata capace di raccontare così intensamente Dio che si trasforma in Cristo per diventare uomo. Lucio, sì.

“Stornello” è una profonda dichiarazione d’amore di Dio agli uomini; la voglia di diventare uomo è tale da “mandare a cagare” un firmamento intero, sè stesso.

È la notte di quello che verrà poi chiamato Natale. A parlare è Dio, solo in mezzo alle stelle, quelle stelle che sono poco guardando il mondo terreno di sotto: perché soltanto stando lontani si riesce a comprendere la bellezza della vita che ci è stata data; così solo, là fuori, da sentirsi “impazzire”, “morire”, “scemo” senza gli uomini: perché il suo senso vero sono gli uomini.

E allora capisce di dover tornare nel posto più bello del suo creato, tra gli uomini come Uomo. La discesa finale si consuma su una strada di stelle, troppo abbagliante per gli occhi piccoli di un uomo, e un corteo di genti e re tra il canto degli angeli.

Ma tutto questo diventa niente al pensiero della bellezza umana, quella terrena di “una casa col sole in cima alla collina” e al sorriso dell’uomo che, svegliandosi con l’Uomo, si risveglia nuovo. È Natale.

Un brano di Lucio Dalla piccolo e nascosto, ma gigantesco se non biblico per il suo senso intrinseco.

Grazie Lucio.

 

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